26.11.1907 – 13.06.1989


Figlio di Virginio Sala (1874-1918) e di Savina Buscaglia (1880-1955), fratello di Giuseppe (1902-1918), Esterina (1903-1991), Caterina (1909-1999), Giulia (1912-1994), Espedito (1916-1995) e Francesco Giuseppe (1918-1963).

Il padre Virginio viene a mancare quando Ernesto ha 11 anni, mentre si trova a Dezza (PC) a lavorare la terra di sua madre, Caterina Zuffi (1850-1908), probabilmente colpito da polmonite dovuta all’influenza Spagnola. Rimasto orfano di padre, Ernesto vive con la madre, il nonno e i fratelli e in seguito con la cognata Maria Arno’ (1925-2021), moglie del fratello Francesco Giuseppe, e le nipoti.

Il nonno, Francesco Sala (1851-1933), detto Franscon, suonava la musa e il piffero. La madre Savina, persona molto religiosa, osservava scrupolosamente tutte le regole e i digiuni prescritti dalla Chiesa. Si racconta che il mese prima di morire, dopo aver sperimentato che una zolletta di zucchero l’aiutava a rimettersi un po’ in forze, si rifiutò di assumerne ancora per non dare un tale vizio al suo corpo.

Ernesto svolge molti lavori di campagna, sia nelle sue terre di Cegni assieme ai fratelli, sia in pianura, dove si reca per la mietitura e la raccolta del riso. Tuttavia, è soprattutto come musicista che lascia un’impronta fondamentale mantenendo viva la tradizione locale. Ernesto impara a suonare il piffero da suo cugino Giacomo Sala (1873-1962), detto Iacmon. Va frequentemente a suonare alle feste dei paesi limitrofi, oltre che in Val Curone e Val Trebbia. Ernesto, il pifferaio di Cegni, diventa un importante musicista contadino dell’Appennino ligure-lombardo. Negli anni ’70, in base ad una ricerca sulle musiche folcloristiche condotta dalla Regione Lombardia, Ernesto risulta essere l’ultimo pifferaio della zona che suona musiche antiche. Ha inciso un disco 33 giri e ha portato la sua musica nei paesi europei, tra cui Francia, Germania e Svizzera.

Un po’ burbero ma molto scrupoloso e religioso, è solito ricordare gli insegnamenti della madre. Recita preghiere e rosario in casa, evita di suonare a Natale e nella settimana della quaresima. Quando in autunno taglia la legna, sceglie subito il pezzo migliore da tenere per la notte di Natale. Legge regolarmente il giornale e impara parole nuove con l’aiuto della cognata Maria, con cui abita e che fa la maestra. Rispettoso anche nei confronti degli animali, si limita a spronare le mucche con la voce e a Natale e Pasqua gli dà sempre il pane perché possano festeggiare anche loro.

Nel 1981 è colpito da ictus e, rimasto invalido, smette di suonare. Viene accudito dalla cognata Maria. Devoto a S. Antonio, che invocava frequentemente, è venuto a mancare il giorno di S. Antonio da Padova.

L’attività di musicista di Ernesto Sala è stata seguita e documentata da Bruno Pianta, ricercatore e studioso di repertori popolari nell’Italia settentrionale. Seguono dei brani e delle foto tratti dal libro Pavia e il suo territorio, collana Mondo popolare in Lombardia, capitolo Ernesto Sala 1907-1989, testo di Bruno Pianta, fotografie di Ferdinando Scianna.