4.10.1930 – 5.5.2022
Carlo, detto Calì, è figlio di Giuseppe Sala, detto Giupèin o Smandèin, e di Maddalena Buscaglia (1895-1989), detta Madlinèin, e ha due fratelli e due sorelle: Giovanni (1923-1990), Agostino (1925-1994), detto ei Campa, Caterina (1928-2022) e Maria (1934-2007).
Calì nasce e passa la maggior parte della sua vita a Cegni, a Cà di Smanda, con la famiglia. Il padre viene a mancare prematuramente e quindi Calì rimane con la madre, i fratelli e le sorelle. In un’altra ala della Cà di Smanda vive lo zio, fratello del padre, con le sue due figlie, Maria e Maddalena.
Calì da giovane si dedica ai lavori di campagna assieme ai fratelli: segue l’allevamento delle mucche, le porta al pascolo sui monti, lavora nei campi e taglia la legna nei boschi per l’inverno. In autunno, partecipa alle campagne del riso in Piemonte.
La sorella Caterina si sposa verso la metà degli anni ’50 con Tambornini Andrea di casa Galeotti e va ad abitare a Voghera. Nel 1958 ha una figlia, Rita, unica nipote di Calì.
Intorno ai 40 anni, si trasferisce a Caronno Pertusella (VA) per lavorare in fabbrica, in sostituzione del fratello Agostino che per un’allergia deve interrompere il lavoro. Calì viene poi assunto come custode e non fa ritorno a Cegni per alcuni anni.
Intorno ai 50 anni, si dedica all’attività di muratore. Lavora alla costruzione di alcune ville presso Capanne di Cosola e, in seguito, partecipa assieme a Jacmo (Giacomo Toccalini, 1935-2001) a diversi lavori a Cegni e dintorni.
Venuti a mancare la madre e i fratelli, da metà degli anni ’90 Calì rimane a Cà di Smanda con la sorella Maria e saltuariamente passa dei brevi periodi a Voghera dalla sorella Caterina.
Calì è ricordato da chi l’ha conosciuto come una persona equilibrata, socievole ma riservato, organizzato nel lavoro, sempre autonomo ma anche sempre disponibile a svolgere lavori in paese.
La comunità di Cegni lo saluta con queste parole:
Senza disturbare, te ne sei andato nel silenzio di una casa che ha visto tante persone longeve viverci, lavorare e condividere umili momenti di vita quotidiana. Nella sua riservatezza, nella sua semplicità e nel suo ritmo di vita fatto di una calma olimpica, Calì ci ha lasciato, senza fare rumore, come era solito fare! Una persona saggia al quale è impossibile non dire due parole, perché lui di parole ne diceva poche e quelle poche erano misurate, com’era misurato il tempo che lui dedicava alle sue cose, i campi, la legna, il trattore, i suoi giri in macchina e il suo mitico caffè d’orzo! Non te ne sei andato solo, caro Calì, ma l’intera comunità di Cegni ti ha accompagnato con quell’affetto che forse tu non pretendevi ma che meritavi! Ciao Calì. Giuli e la comunità di Cegni


